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Erano partiti in tre, affamati
di una vacanza avventurosa. Al ritorno, esausti,
hanno anche pensato, ironicamente, di aver fatto
una scampagnata, ma l'aver attraversato, in moto
da cross, la Cambogia, per ottocento chilometri,
è stata un'avventura difficilmente ripetibile.
Sono tornati, con un archivio di fotografie di
inesauribile bellezza nello zaino, testimonianza
documentata sul fine che, ogni tanto, giustifica
il mezzo. Perchè, seppur ripagati di tanta
fatica ed emozioni che non si raccontano, la
fatica è stata estenuante: correre in moto, in
un silenzio assoluto, liberi di godere di
sensazioni forti nel profondo di una giungla su
un altopiano archeologico, ma impegnati a
vincere incertezze e assillati da una polvere
che ti penetrava nelle ossa, sempre lanciati
alla conquista, tra un villaggio e un'altro, di
bottiglie di benzina. E attenti a non uscire
dalla pista sterrata lungoi campi ancora da sminare.
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Eloquenti i divieti qui sotto,
esposti nell'albergo di fortuna: "no
pistola, no droga, no bombe a mano". |
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