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Navigando dal mare aperto sul Golfo si incontra un piccolo arcipelago di tre isole, prosecuzione in linea di continuità del promontorio di Portovenere: la Palmaria, il Tino, il Tinetto.
L’isola del Tino appare integra nel suo regno di vegetazione mediterranea, ricca di lecci e di pini d’Aleppo cresciuti indisturbati.
La «meraviglia» è godibile solo dal mare perché l’approdo è vietato, essendo un tempo proprietà privata e da un secolo e mezzo protetta da vincolo militare.
Unico segno della presenza umana è l’imponente impianto del faro, risultato dell’evoluzione moderna dei falò che si accendevano per guidare i naviganti, benemerito onere del santo eremita che ha dato lustro al Tino, San Venerio, oggi Patrono del Golfo e dei fanalisti d’Italia.
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